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Idee per una politica del futuro

Fare politica è esercitare la propria libertà di pensiero nei rapporti interpersonali che si profilano con l'emergere dello spazio pubblico dell'apparire. Per questo, qualsiasi diffusione e condivisione di idee può definirsi "politica", a patto che tali idee abbiano modo di progredire sotto la sola spinta data dalla loro autonomia.

In questa sezione sono raccolte le idee dell'associazione Pensiero, Libertà, Azione, che verranno ulteriormente discusse, approfondite ed elaborate a seguito di incontri e convegni a tema con esperti del settore.

POLITICA ed EUROPA

La parola “politica” ha origini molto antiche. Deriva da polis e già dal suo sorgere ha acquisito il significato di politeia, cioè di pluralità. Hanna Arendt ci racconta come nell’antica Grecia la politica fosse riservata esclusivamente agli uomini liberi, cioè agli uomini che fuoriuscivano dalle mura domestiche dell’oikos, della casa, per cercare il confronto e la condivisione di idee con altri uomini al loro livello.

Pensiero, Libertà e Azione concepisce la politica esattamente allo stesso modo. Per noi non può esistere impegno nella società civile se non si presuppone a fondamento esclusivo dell’azione l’idea di libertà, e il brivido che questa idea comporta. Tuttavia, riteniamo che non tutte le opinioni siano uguali, e che non tutti valgano uno.

Oggi la politica italiana ha iniziato a seguire schemi perversi, schemi che fanno credere a chiunque di poter essere in grado di esprimere un’opinione su qualsiasi cosa, con il risultato che l’azione politica si limita alla semplice contrapposizione antitetica di opinioni diverse, con l’unica regola che vede prevalere come “giusta” l’opinione urlata dal più forte, o quella esemplificata meglio attraverso il simbolo, il gesto appariscente.

Noi invece crediamo che in politica si debba cercare di far prevalere non la mera opinione, bensì il giudizio, l’opinione veritiera, o quella che per quanto possibile più le si avvicini. Per fare questo, ovviamente, occorre metodo. Ed è facile capire quindi che per la nostra associazione l’apporto della cultura e delle esperienze personali sono fondamentali.

Il metodo in cui crediamo è quello che accomuna filosofia e scienza, ed ha come sua componente fondamentale il dubbio. In una parola, a noi piace dubitare. Anzitutto dell’esistenza della dicotomia destra/sinistra; poi, dei pregiudizi razziali e buonisti, dei preconcetti spiccioli dell’opinione comune, dell’aderenza cieca ad un ideale religioso. La capacità di dubitare di tutto è l’unico elemento fondante in grado di poter costituire veramente una società libera e aperta. È solo negando tutto infatti che è possibile indagare e praticare concetti universali quali quello di libero pensiero, cultura società, amicizia, Stato.

Uno dei nostri punti forti è quello di dare di nuovo autonomia e prestigio alla politica. Crediamo che sia stato tremendamente sbagliato annullare qualsiasi forma di finanziamento pubblico ai partiti, come crediamo che sia ingiusto criminalizzare l’intera classe politica facendo una politica della morale sul tema dei vitalizi e dei cosiddetti “privilegi”. Il vero problema della classe politica italiana sono l’ignoranza e il demerito che oramai sono diventati suoi interessi costitutivi. Noi vogliamo che i politici possano svolgere il loro lavoro in autonomia e che si possano dire meritevoli, per cultura, titolo, capacità, degli stipendi che prendono.

Una menzione speciale va fatta all’Europa. Noi pensiamo che sia fondamentale superare gli ordinamenti nazionali a favore di un più grande e complesso ordinamento sovra-nazionale europeo. Tuttavia, crediamo fermamente nell’Europa pronosticata da Kant, cioè un’Europa formata da individualità statali padroni di se stesse e fieri della propria indipendenza culturale. Non pensiamo che la soluzione ai problemi dell’Europa sia un appiattimento di valori, un’omogeneizzazione di idee e merci, ma anzi siamo convinti del fatto che occorre un vero e proprio rinascimento culturale dei popoli, che devono riappropriarsi della loro grandiosa storia e cultura. A partire dalle lingue, ma soprattutto dalle arti e le lettere, vero sinonimo di un’umanità che sta scomparendo. Solo un popolo padrone della propria cultura può dirsi infatti realmente libero. Ed è l’assenza della cultura come elemento di valore che fa sfociare la politica verso un regime mediocratico, in cui cioè la mediocrità regna incontrastata appiattendo le speranze, i sogni, le ambizioni delle giovani generazioni verso la superficialità e l’annullamento delle eccezionalità.

 

ISTRUZIONE e CULTURA

Per troppo tempo la politica ha eliminato le parole “cultura” e “istruzione” dal proprio vocabolario. E nel migliore dei casi, si è sforzata con tutti i mezzi di rimpiazzare la cultura umanistica con la tecnica, indirizzando perciò qualsiasi forma di istruzione verso l’unico obiettivo dello sbocco lavorativo, con il risultato che oggigiorno è normale sentire ripetere come un mantra i ritornelli “la scuola deve formare lavoratori”, “l’università deve essere più professionalizzante”, “occorre scegliere una facoltà che consenta di trovare lavoro; altrimenti, se non si trova lavoro, la colpa è solo tua”.

Noi di Pensiero, Libertà, Azione crediamo che la scuola debba avere come compito precipuo quello di non formare lavoratori, ma uomini. La differenza sembra irrilevante, ma non lo è. Per formare lavoratori infatti è necessario che la scuola e l’università valorizzino nei propri percorsi di studi discipline tecnico-scientifiche, tacciando come “di secondaria importanza” tutte le discipline artistiche, filosofiche, storiche e letterarie, in virtù della loro inutilità. Una scuola che ha come compito principale quello di formare uomini avrà tutto l’interesse invece ad assegnare un’importanza primaria a tutte queste discipline, questo in virtù della consapevolezza che la condizione umana ha bisogno, per garantirsi la massima espressione, di bellezza, virtù, coscienza dei propri limiti e spirito critico.

Come ben sappiamo, la scuola che è stata disegnata dai governi precedenti ha assunto tutti i contorni di un habitat pre-lavorativo, in cui non contano quasi nulla la riflessione e il pensare fuori dagli schemi ma hanno importanza esclusivamente l’obbedienza, la capacità mnemonica – necessaria per imparare a memoria ciò che si dimenticherà la settimana dopo – e il collegamento alla sfera lavorativa. I sogni e il talento dei nostri ragazzi vengono infranti da vergognosi test di ingresso alle università che vanno contro il diritto allo studio sancito nella nostra costituzione e che sono studiati appositamente per premiare il più possibile la mediocrità, con la conseguente perdita di generazioni su generazioni di eccellenze italiane, che stufe del sistema decidono di ripiegare su università di seconda scelta o di fuggire dopo gli studi all’estero. Tutti questi giovani sono vittime di un sistema avvilente che vede trionfare – anche e soprattutto nelle università – non gli studiosi ma i mediocri, i furbi, o semplicemente chi è in possesso di maggiori agganci.

Lo svilimento dell’istruzione e della cultura, con quasi la metà della popolazione italiana che non legge nemmeno un libro all’anno e non conosce neanche per sentito dire per esempio le opere più famose di Verdi, Puccini e Rossini, ha provocato nel mondo in cui viviamo la schiacciante vittoria dell’animal laborans, del lavoratore, rinchiuso come un automa esclusivamente all’interno del proprio circolo vizioso di compensazione-appagamento e concentrato, con tutto il suo essere, nella propria personale corsa all’acquisto e all’indebitamento ossessivo compulsivo, con la televisione a ricordargli quanto può essere dolce una simile vita se ci si abbandona totalmente ai programmi-spazzatura che essa propina.

Noi di PLA intendiamo dare valore al libero pensiero, che si traduce di conseguenza in un agire libero. Per questo, vorremmo una scuola che dia importanza primaria alle discipline musicali, artistiche e filosofiche sin dalla primaria, e che valorizzi le discipline tecnico-scientifiche ma in un’ottica di promozione e avanzamento delle tecnologie e della ricerca, che in Italia deve essere condotta ad altissimi livelli. Vorremmo un paese in cui ciascuno abbia il diritto di scegliere il percorso di studi che più valorizzi il proprio talento, in cui l’insegnamento all’università non sia un miraggio, in cui le parole “merito”, “competenze”, “studio”, “capacità” siano poste al primo posto nell’agenda politica nazionale. Vorremmo investimenti per la scuola, per l’università e per la cultura, di portata tale da dare linfa ad un secondo rinascimento italiano con l’apertura e l’incentivazione dei teatri, della musica e delle arti nel nostro paese.

La cultura e l’istruzione sono ciò che consente ad un popolo di avere un futuro. Non facciamoci sottrarre il nostro futuro.

 

LAVORO e NUOVE TECNOLOGIE

Si può dire che la politica contemporanea ruoti tutta intorno al problema del lavoro. Tutta cioè pone il lavoro come il massimo problema da affrontare, e orienta spesso il dizionario politico sulla contrapposizione tra diritti del lavoro e gestione economica delle risorse umane e degli investimenti.

Questa attenzione spasmodica verso il lavoro non è casuale, e non può essere ricondotta solo al clima di emergenza creato dalla grave crisi economica degli ultimi anni: è la prova infatti che nella società in cui viviamo qualsiasi attività umana non incentrata sul lavoro abbia perso del tutto di valore, e sia degradata nel migliore dei casi a passatempo, a semplice hobby.

Hanna Arendt aveva analizzato lucidamente il fenomeno decretando la vittoria della vita lavorativa, e dunque dell’animal laborans, a discapito della vita produttiva (artigianale) e contemplativa. L’animal laborans per la filosofa tedesca è un animale chiuso in un perenne ciclo lavorativo-riproduttivo che vede come unico scopo di vita l’acquisto ossessivo-compulsivo, a cui spesso segue anche l’indebitamento ossessivo-compulsivo, effettuato – nonché pubblicizzato – oggigiorno con la formula delle “piccole e comode rate”. Qualsiasi cosa che non sia immediatamente utilizzabile e consumabile perde del tutto di valore. Questo vale sia per le opere di artigianato – ormai un fenomeno in via di estinzione – che soprattutto per le opere di ingegno che non si pieghino ai canoni dell’industria e della tecnica, come ad esempio il pensiero e la cultura.

Pensiero, Libertà, Azione crede che l’obiettivo degli Stati moderni debba essere quello di dare maggior valore a queste due attività umane così tanto screditate al giorno d’oggi: l’operosità artigianale e la vita destinata all’arte, alla cultura e al pensiero. Per farlo occorre un cambiamento di mentalità. A partire proprio dal mondo del lavoro, che a nostro avviso deve essere un luogo di incontro di talenti e percorsi diversi, e non il canale di sbocco di un’ultra-specializzazione che vede trionfare la tecnica sul capitale umano. Per noi ad esempio le aziende dovrebbero dare maggiore spazio ai laureati in discipline umanistiche, in modo che possano affiancare i tecnici specializzati del settore creando in ogni azienda un’officina di talenti in grado di valorizzarne meglio l’attività e l’attenzione verso l’umanità.

Inoltre, occorre ridare importanza anche alle discipline ritenute al giorno d’oggi “inutili” ma che invece – soprattutto in Italia – possono offrire un’importante canale d’opportunità lavorativa. Riteniamo scandaloso che nel nostro paese, detentore del 70% della bellezza mondiale – i laureati in beni culturali non riescano a trovare un lavoro dignitoso.

Non di secondaria importanza poi è la condizione femminile in Italia. PLA ritiene infatti intollerabile che la condizione di maternità sia spesso vista dai datori di lavoro come una condizione discriminante ai fini dell’attività lavorativa stessa. Alle mamme deve essere dato lo stesso diritto degli uomini a poter condurre in perfetta autonomia la carriera lavorativa. Ciò non si può che realizzare con l’aiuto dello Stato, che deve mettere a disposizione delle famiglie strutture per l’infanzia capillari, adeguate e soprattutto accessibili dal punto di vista dei costi.

Infine, occorre una maggiore attenzione e un maggiore investimento da parte dello Stato per il talento e la ricerca, anche digitale. L’Italia deve porre fine al suo principale problema, cioè quello relativo all’esportazione di giovani studiosi all’estero, creando infrastrutture all’avanguardia in grado non solo di tenere, ma anche di attrarre talenti dall’estero. Questo sarebbe auspicabile soprattutto nelle zone svantaggiate del nostro paese, che potrebbero tornare alla ribalta anche grazie all’indotto creato da simili investimenti.

Insomma, nel nostro paese (ultimo in Europa per PIL) una crescita forte è ancora possibile, ma questa possibilità tra poco sfuggirà per sempre se non si capirà l’importanza di investire sui giovani e sul talento, sul merito e sulla cultura. L’Italia non può permettersi di comprare sempre brevetti, ma deve tornare a produrne di nuovi. E l’innovazione si fa solo investendo sulla scuola, sull’università e garantendo ai talenti la possibilità di essere impiegati secondo quelle che sono le loro naturali predisposizioni. Il lavoro deve smettere di essere visto come un miraggio, come deve cessare l’ingiustizia che vede tanti, troppi giovani, accontentarsi di qualsiasi impiego pur di tirare a campare.

Questo ovviamente non è possibile se prima non si effettua un cambiamento vero nella politica. È sempre dalla buona politica che nascono infatti le riforme illuminate, quelle in grado cioè di cambiare un paese intero. Non si deve più vivere per lavorare, ma lavorare per vivere.

 
 
 
 
 
 

TRASPORTI E INFRASTRUTTURE

Esiste una correlazione intrinseca tra sviluppo economico e infrastrutture, Adam Smith lo teorizzò nella sua “Ricchezza delle Nazioni” già nel ‘700.

Un Paese capace di essere competitivo e con alti margini di crescita è un Paese che ha infrastrutture moderne e funzionali, capaci di soddisfare il fabbisogno dell’utenza, della propria popolazione.

Facilitare gli scambi, lo spostamento di persone e di merci rappresenta, senza ombra di dubbio, il mezzo mediante il quale rafforzare la capacità produttiva e quindi il benessere della collettività.

Noi crediamo che il punto centrale relativo a questa tematica sia l’innovazione.

Innovazione che, tenendo conto delle necessità e delle specificità del territorio, diventi il fondamento di tutte le infrastrutture in avvenire.

I progetti non ancora attuati ma preventivati dai Governi negli ultimi cinquanta anni sono molteplici.

Sarebbe opportuno uno studio serio ed elaborato per stabilire quali tra questi ancora rispecchiano il criterio di innovazione, prevedere eventuali modifiche e migliorie e solo allora, fondi alla mano, procedere con l’iter.

Il piano previsto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Ministero dell’Economia del 2017 non pare segua questo criterio. Nell’allegato al DEF del 2017 “Collegare l’Italia: fabbisogni e progetti di infrastrutture” si fa riferimento a idee e progetti di cui si parla da troppo tempo che andrebbero quantomeno modificati se non del tutto rielaborati.

Nel rispetto dell’ambiente e della sostenibilità, si deve investire nuovamente in infrastrutture e lo si deve fare laddove la crescita si è da tempo arrestata: nel Mezzogiorno.

Essere contrari a priori allo sviluppo infrastrutturale del Sud del Paese vuol dire essere complici dell’immobilismo economico e sociale di territori ricchi di potenzialità tali da capovolgere questa situazione de facto, causa di disinteresse e/o incapacità della classe politica dirigente.

La progettazione e la realizzazione delle “grandi opere” è da sempre un fiore all’occhiello dell’Italia, che attraverso le proprie imprese edili è leader mondiale indiscussa del settore: costruiamo all’estero, siamo immobili a casa nostra.

È necessario dunque riavvicinarci a idee e progetti capaci di migliorare la qualità della nostra vita, mantenendo come punto imprescindibile la salvaguardia e la sostenibilità ambientale, ma incentivando con fervida volontà le infrastrutture come mezzo di crescita e di ripresa del Bel Paese.

In un mondo fatto di collegamenti virtuali, utili allo scambio di idee, all’accesso al sapere comune, alla comunicazione interplanetaria, sacrosante conquiste dell’era del web, è necessario tornare a costruire ponti, solidi e materiali, non solo volani di crescita economica ma anche strumenti di connessione fisica tra persone e culture diverse.

 

FAMIGLIA E CRESCITA DEMOGRAFICA

Gli italiani non fanno più figli. Lo certifica l’ISTAT, che ha determinato nel 2017 un tasso di fertilità dell’1,27%. Inutile dire che le conseguenze, per la nostra bella Italia, sono a dir poco drammatiche.

Pensiero, Libertà, Azione, crede che la crescita demografica passi innanzitutto tramite una crescita di mentalità. Troppo spesso alle donne in Italia è fisicamente impedito avere contemporaneamente una famiglia e delle condizioni lavorative dignitose. Nel peggiore dei casi alle donne vengono negate le assunzioni, mentre nei migliori queste si vedono costrette a compiere salti mortali per conciliare vita privata e attività lavorativa, vedendosi spesso sottodimensionate nel ruolo al loro rientro dalla maternità e in crisi per l’elevato costo delle strutture di assistenza per l’infanzia, come gli asili nido, che in alcuni casi arrivano a gravare per la quasi totalità dell’importo salariale mensile di una mamma. Per non parlare della paternità, ridotta a un vergognoso congedo di soli 2 giorni lavorativi, simbolo di un disinteresse totale dello Stato per l’aiuto fondamentale che un padre può fornire a una neomamma.

Con queste premesse, a cui si aggiunge la grave crisi lavorativa delle giovani generazioni, è naturale come in Italia ci sia un’estrema difficoltà a fare e crescere dei figli in condizioni culturalmente dignitose. Sì perché PLA crede che non sia solo importante generare dei nuovi individui per arricchire le statistiche, ma consentire anche a questi individui di crescere in una società libera e aperta che consenta loro di poter avere un’istruzione elevata e delle prospettive di vita esattamente analoghe a coloro che dispongono di grande disponibilità economica. Tutto, questo, che si traduce con i termini “uguaglianza di diritto” e “merito”, in Italia è troppo spesso assente.

Per queste ragioni PLA crede che uno Stato che si possa davvero definire tale debba rimettere le famiglie al centro, sforzandosi di prendersi cura delle nuove generazioni garantendo anche ai meno abbienti le stesse opportunità dei facoltosi e prendendosi cura anche delle donne, non con slogan buonisti da quattro soldi, ma facendo una seria politica di merito e di uguaglianza dei diritti tra uomo e donna, cosicché queste possano occupare ruoli di rilievo non in virtù del loro genere, ma per i loro meriti e capacità.

Alle quote rosa devono essere sostituite delle quote-merito. Ma questo implica anche che si debba dare l’opportunità, alle donne meritevoli, di poter conciliare al massimo lavoro e famiglia.

Infine, PLA crede che sia indispensabile ripensare l’idea di famiglia in maniera del tutto avulsa da preconcetti di stampo religioso. Per questo, e considerando soprattutto che lo Stato dovrebbe poggiare le sue fondamenta sulla ragione, e non sull’ideologia, crediamo che sia razionalmente ingiustificabile chiudere alle famiglie omosessuali e a forme di relazione amorosa diverse da quelle considerate come “tradizionali”.

 

IMMIGRAZIONE

È noto che l’immigrazione proveniente dai paesi africani e mediorientali sia uno dei più importanti fenomeni sociali del nostro secolo. Pensiero, Libertà e Azione propone delle soluzioni a questo problema, che rovesciano totalmente il punto di vista dei partiti tradizionali.

Noi siamo infatti dell’idea che chiunque, indipendentemente dal fatto che scappi da guerre o no, ha diritto a migrare e ad ambire a condizioni di vita migliori di quelle in cui si trova. Questo vale a maggior ragione per chi vive in Africa e in Medioriente, territori che come sappiamo sono stati sfruttati fino all’osso da decenni di spregiudicata politica occidentale, prima colonialista e poi capitalistica.

Tuttavia, ambire a una vita diversa non vuol dire essere esonerati dai doveri e dagli obblighi che questa vita comporta. Riteniamo quindi che sia doveroso, in primis, chiedere agli stranieri accolti nel nostro paese il rispetto assoluto della legalità e, in secondo luogo, che a questi stranieri sia richiesto impegno e dedizione per colmare il grande divario che li separa dal mondo occidentale. E no, questo divario non è costituito dall’assenza di lavoro, né dalla disponibilità economica degli stati. Bensì dall’istruzione e dalla cultura che hanno reso grande l’Europa e l’Italia.

L’Europa deve avere come compito precipuo quello di far capire che la sua grandezza non sta nelle sue banche, nelle sue istituzioni o nelle sue leggi; ma innanzitutto in quell’immenso patrimonio artistico, letterario, culturale e scientifico che ha giocato un ruolo di primo piano nella storia dell’umanità, con nessun eguale nel mondo. L’Italia, e il popolo italiano, in questo possono fare la loro parte. Occorre istituire su suolo europeo delle strutture che rimpiazzino il vergognoso sistema degli attuali centri di accoglienza, in cui gli stranieri accolti vengono stipati come animali in pochi metri quadri di spazio ad appannaggio dei gestori che si riempiono le tasche di milioni di soldi pubblici. Le strutture che sogna Pensiero, Libertà e Azione sono dei centri-scuola in cui allo straniero vengano insegnati filosofia, storia, latino, greco, matematica, biologia e che consentano ad alcuni di loro di poter proseguire il proprio percorso di studi a livello universitario. In questo, allo straniero, verrebbe richiesto impegno e dedizione, con delle soglie di merito al di sotto delle quali ci sarebbe il reintegro nel paese di provenienza.

L’obiettivo finale, per chi non decidesse di rimanere sul suolo europeo a contribuire a far parte della nostra grande cultura, sarebbe quello di formare le menti pensanti dei paesi africani del domani. A tal scopo l’Europa dovrebbe stringere degli accordi con i paesi di provenienza al fine di immettere menti formate, libere ed emancipate nel tessuto sociale e produttivo locale, anche finanziandone lo sviluppo tramite investimenti mirati.

Tutti hanno il diritto ad avere le stesse possibilità, Ma per troppo tempo la politica ha pensato che queste possibilità fossero limitate a lavoro e sanità, trascurando quasi del tutto la cultura e l’istruzione, che è il motore propulsivo della libertà e della condizione umana. Il nostro obiettivo è di diffondere in tutti, italiani e stranieri, l’amore per la cultura e le cose belle. Perché non esiste umanità senza l’apporto fondamentale di questi due elementi.

 

SICUREZZA

Leggendo i dati risulta difficile affermare che in Italia ci sia una vera e propria emergenza sicurezza. Dati del Ministero dell’Interno del 2017 rivelano che rispetto al 2016 gli omicidi sono diminuiti dell’11,2%, le rapine del 8,7% e i furti del 7%. Tuttavia, è innegabile che la maggioranza dei cittadini sia avvinta dalla sconcertante sensazione di non essere al sicuro.

Pensiero, Libertà, Azione crede che questo dipenda essenzialmente da due cose. Da un lato dalle pene ridicole inflitte per i furti in appartamento. Dall’altro, invece, da una cattiva gestione del problema dei flussi migratori.

In riferimento ai furti in appartamento, a seguito della recente riforma del 2017 la legge prevede una pena che dai 3 ai 6 anni di reclusione con una multa dai 927 ai 1500€ (L. n. 103 del 23.6.2017). Tuttavia, nella grandissima maggioranza dei casi, le pene si riducono a una media di 46 ore e 48 minuti, specie per chi è alla prima esperienza di furto.

Per quanto riguarda l’immigrazione invece, è palese come una gestione scorretta e senza regola della stessa rappresenti un problema per la sicurezza della comunità. Dati del Viminale segnalano che, nel periodo 01/08/2016 – 31/07/2017, su un totale di 839496 segnalazioni riferite a persone denunciate/arrestate quelle che riguardano gli stranieri sono 241723 (il 28,8%).

Pensiero, Libertà, Azione crede che ovviamente sia improprio fare di tutta l’erba un fascio, e considerare ogni immigrato come un delinquente; tuttavia, riteniamo che sia doveroso per uno Stato far rispettare la sicurezza interna, sia inasprendo le pene per i reati minori, che sono quelli che più affliggono la popolazione, sia garantendo un controllo più accurato e veloce dell’immigrazione, evitando di abbandonare i rifugiati nel nostro paese a loro stessi. A questo proposito, crediamo anzi che sia proprio dando a questi ultimi la speranza di un futuro migliore (tramite un ripensamento dei centri di accoglienza, vedi “immigrazione”) che sia possibile ottenere un miglioramento delle condizioni di integrazione della popolazione italiana con quella straniera.

TASSE ED EVASIONE

Considerando il cosiddetto “under reporting” nelle dichiarazioni dei redditi le stime dell’evasione fiscale in Italia si aggirano intorno ai 132,1 miliardi di euro all’anno. Una cifra a dir poco mostruosa.

Da uno studio elaborato per il Senato dall’Università Cà Foscari risulta che ad evadere di più sono i lavoratori autonomi e coloro che possono contare su affitti derivanti da rendite immobiliari e, tra questi, è naturale che i grandi colossi dell’imprenditoria nazionale e internazionale giochino un ruolo di primo piano.

Pensiero, Libertà, Azione crede che sia necessario punire severamente, su modello americano, i grandi evasori fiscali. Tuttavia, siamo anche convinti del fatto che sia inaccettabile il fatto che in Europa siano ancora tollerati paradisi fiscali come Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Malta. La prima cosa che dovrebbe fare un’Europa davvero unita a livello politico dovrebbe essere quindi quella di armonizzare la tassazione tra gli Stati membri in modo da eliminare discrepanze in grado di ledere enormemente la competitività delle economie statali.

Inoltre, è necessaria anche un’armonizzazione europea della tassazione sulla benzina (in Italia la più alta d’Europa) e su IVA e IRPEF, discutendo a livello centrale una strategia per sopperire (anche, ad esempio, stampando nuova moneta) al mancato gettito dei paesi che riducano l’importo di queste tasse. È impensabile avere una moneta unica senza politiche fiscali uniche, com’è impensabile ritenere quello dell’evasione un problema tutto italiano che debba essere risolto a livello italiano. Nel grande mercato mondiale è naturale infatti che le condizioni fiscali del Paesi Membri giochino – di riflesso – un ruolo di primaria importanza anche nella definizione dell’economia e della politica del lavoro italiana, con ripercussioni dirette sulla vita e sul benessere dei cittadini.

 

SUD ITALIA

È dall'Unità d'Italia che si discute di questione meridionale.

Il SUD sta arretrando inesorabilmente e nonostante sia da sempre attenzionato nei programmi e negli slogan politici - molto meno in decreti e riforme governative - non cresce e non riesce ad invertire la rotta verso il baratro.

Pensiero, Libertà, Azione crede che il problema di questa tendenza negativa sia per prima cosa da addebitare a come tale tema sia da sempre stato considerato: una questione, un complesso di problemi, una zavorra. Niente di più sbagliato.

È arrivato il momento di trasformare la questione meridionale in opportunità meridionale.

Opportunità per l’Italia intera di crescere al pari degli altri Paesi del G7.

Si pensi alla cosiddetta “banana blu” d’Europa, la fascia più produttiva del nostro continente che ingloba le Regioni del Nord Italia insieme alle aree più industrializzate della Germania, della Svizzera e dell’Inghilterra, si pensi a come Regioni quali la Lombardia e il Veneto tengano il passo di crescita di queste potenze europee e a come nonostante ciò il complesso Italia non riesca più a realizzare i famosi “sorpassi economici” di un non troppo lontanissimo passato.

Quale può essere la causa di tale affossamento? Senza ombra di dubbio la decrescita del Sud Italia.

Ecco allora perché il Sud deve essere considerato un’opportunità, perché è solo invertendo la rotta nelle Regioni meridionali che il nostro Paese può tornare ad essere competitivo e riossigenarsi a pieno.

L’economia e l’industria del Sud devono diventare i motori di slancio dell’intera penisola, è necessario quindi operare delle politiche nazionali che siano veramente incisive e capaci di supportare questo cambio di passo.

Da sempre la maggior parte del gettito degli investimenti operati dai Governi centrali sono stati indirizzati a Regioni già virtuose ampliando sempre di più il divario tra le due macro-aree del Paese. Nell’ultimo anno solo un quarto degli investimenti pubblici sono stati destinati al Sud, nonostante importanti studi, tra cui il rapporto Svimez 2017, abbiano dimostrato la necessità di investire nel mezzogiorno di Italia.

Bisogna investire in infrastrutture, nell’imprenditoria giovanile e femminile, nell’istruzione e nella cultura.

La nostra associazione è fermamente convinta che debba essere la cultura la benzina per far ripartire la grande macchina del Sud Italia, cultura intesa come mezzo mediante il quale infondere la consapevolezza che il cambiamento non solo è necessario ma è fattibile e fattivo.

 

AMBIENTE

Tra le potenzialità su cui il nostro Paese può contare c’è senza ombra di dubbio l’Ambiente.

Viviamo in un Paese ricco di Parchi Nazionali e Parchi Marini Protetti che rappresentano un bene, una risorsa inesauribile da sfruttare in maniera sostenibile, ma soprattutto da proteggere dalle minacce dell’industrializzazione selvaggia.

È giusto e sacrosanto fare impresa, creare infrastrutture e riavviare la produzione industriale ma è doveroso muoversi nei confini della bio-sostenibilità e della bio-eticità.

Entra di nuovo in gioco la parola cultura, è necessario responsabilizzare tutti i cittadini, inculcando l’importanza della salvaguardia ambientale e dando loro la possibilità di accedere con facilità a Parchi ed Enti Ambientali, per godere e fruire, proprio come si fa all’interno di un museo, delle bellezze e delle ricchezze della Natura.

La tutela del territorio e del mare deve essere inserita nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado, è necessario formare gli studenti su questi aspetti per avere nel futuro prossimo cittadini consci dell’importanza della difesa dell’ambiente e di come operare affinché vi sia una giusta conciliazione tra fare impresa e preservare le bellezze naturali.

Quando si parla di ambiente e di tutela del territorio e del mare si parla di salute: la corretta gestione dei rifiuti, il controllo dei prodotti inquinanti, la salvaguardia e il controllo dell’allevamento e dell’agricoltura, della caccia e della pesca sono tutti elementi che concorrono al mantenimento e al miglioramento dello stato di benessere del nostro organismo.

Abbiamo, quindi, la fortuna di potere creare ricchezza attraverso importanti risorse naturali, le stesse risorse che se protette e tutelate rappresentano un agente connaturato ad un’elevata qualità della vita.

 

SANITÀ

In Italia la spesa sanitaria rappresenta circa il 9% del Prodotto Interno Lordo. È naturale considerarla perciò una degli aspetti critici di qualsiasi agenda politica.

Nella realtà dei fatti però la politica ha troppo spesso sottodimensionato l’impatto della sanità nella vita pubblica, prendendo misure inefficienti per la sua gestione e riorganizzazione o tagliando direttamente fondi cruciali per la vita e la salute dei cittadini.

Per fare un esempio: a partire dal 2012 con il governo Monti, è stato introdotto il concetto di “sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”, mettendo in evidenza le numerose problematiche correlate ai costi elevati sostenuti in questo settore, senza però fornire concrete proposte per la risoluzione del problema.

La situazione non è migliorata durante le ultime lezioni politiche di Marzo 2018. Scorrendo i programmi elettorali dei principali partiti è evidente infatti che il problema della Sanità viene messa colpevolmente in secondo piano, riducendola quasi del tutto a poche tematiche di grande impatto mediatico, come la questione vaccinale.

Pensiero, Libertà, Azione invece è profondamente convinta del fatto che occorre restituire alla sanità italiana il livello d’eccellenza che l’ha resa rinomata nel mondo. Per fare questo, noi crediamo che debba essere compito di una buona politica: puntare a ridurre i tempi di attesa per le visite mediche specialistiche e per i ricoveri, seguendo il modello implementato a partire dal 2017 nella Regione Emilia Romagna; effettuare gare regionali per l’acquisto dei Farmaci, secondo quanto previsto dal Servizio Farmaceutico della Regione Piemonte; applicare costi standard uguali su tutto il territorio nazionale per i Dispositivi Medici, in modo da armonizzare il servizio e soprattutto evitare l’esodo sanitario di pazienti dal Sud al Nord; incentivare un tipo di informazione/formazione consapevole per i cittadini promuovendo stili di vita sani, soprattutto al Sud Italia  dove si continua a morire per malattie croniche prevenibili; informatizzare la sanità.

Accanto a questi provvedimenti, PLA è convinta che debba essere una priorità assoluta per l’Italia abolire il numero chiuso per le facoltà di Medicina presenti sul territorio nazionale, in modo da ripristinare per i giovani il diritto insindacabile ad ambire alla professione medica e soprattutto compensare la grave carenza di medici di base che il Paese sta affrontando come emergenza a livello locale, e che invece necessiterebbe di politiche efficaci di medio-lungo periodo.

Inoltre, siamo convinti che sia indispensabile incentivare il legame tra politica e sanità, esattamente l’opposto di quando cercano di fare i movimenti più popolari presenti sul nostro territorio nazionale. È necessario introdurre revisori dei conti e obiettivi ad hoc assegnati dai governatori al personale sanitario regionale ed è altrettanto necessario verificare che tali obiettivi vengano rispettati mediante ispezioni serie e regolari.

Per ultimo, crediamo che lo Stato debba ribadire la superiorità dell’opinione scientifica rispetto all’opinione comune. Questo non deve volere dire affidarsi ciecamente alla scienza (scientismo), ma mettere in dubbio metodi e risultati scientifici; al solo fine però di migliorare la ricerca e ottenere precetti e consigli vantaggiosi per la sanità pubblica e privata.